STIAMO FORMANDO 

GIOCATRICI O STIAMO 

BRUCIANDO LE TAPPE?









A 11 anni abbiamo già deciso chi dovranno diventare?

È alta? Centrale.

È piccola e veloce? Libero.

Ha buone mani? Palleggiatrice.

Salta più delle altre? Schiacciatrice.

Ha undici, forse dodici anni.
E noi, qualche volta, abbiamo già deciso quasi tutto. Ma siamo davvero in grado di sapere quale giocatrice avremo davanti tra cinque anni?
O, nella fretta di costruire la squadra che deve vincere domenica, rischiamo di limitare la giocatrice che potrebbe diventare domani?
Questa è la domanda che vorrei porre soprattutto a noi allenatori del settore giovanile femminile.

IL RISULTATO NON È FORMAZIONE

Immaginiamo due squadre Under 13.
La prima vince molto. Ricevono quasi sempre le stesse giocatrici, gli attacchi vengono affidati alle più forti e le ragazze meno sicure vengono protette dalle situazioni difficili. La seconda sbaglia di più. Le atlete ricevono, alzano, attaccano da zone differenti e vengono continuamente messe davanti a problemi da risolvere.

Quale delle due sta lavorando meglio?

La classifica può dirci chi sta vincendo oggi.
Molto più difficilmente può dirci quali giocatrici stiamo costruendo per domani.

Vincere non è sbagliato. La competizione fa parte dello sport. Il problema nasce quando, per vincere, iniziamo a ridurre le esperienze delle nostre giovani atlete.

SPECIALIZZARE: SÌ, MA QUANDO?

La pallavolo evoluta è uno sport specializzato. Prima o poi arriveranno ruoli e responsabilità specifiche. Il problema non è quindi se specializzare.

La domanda è quando farlo e su quali basi.
Prima di definire una dodicenne centrale, libero o schiacciatrice dovremmo chiederci:

sa ricevere?

Sa difendere?

Sa palleggiare una palla lontana da rete?

Sa attaccare da situazioni differenti?

Sa servire?

Sa leggere una traiettoria?

Sa trovare una soluzione quando l’azione non è perfetta?

Perché specializzare una giocatrice con un patrimonio tecnico ampio significa valorizzarne le caratteristiche. Specializzarla troppo presto può significare, invece, ridurre le possibilità del suo futuro.

È ALTA? FACCIAMO IL CENTRALE

È probabilmente l’esempio più evidente.
Arriva una ragazza di dodici anni molto alta.
Quasi automaticamente pensiamo: centrale.
Magari funziona immediatamente e ci permette anche di vincere qualche partita in più.
Ma quella ragazza riceve? Difende? Palleggia? Attacca una palla alta? Gestisce una situazione d’emergenza? 

E soprattutto:

siamo sicuri di sapere quale sarà la sua struttura fisica a 17 anni?

Il ruolo non dovrebbe diventare troppo presto una gabbia. L’altezza è certamente una qualità importante nella pallavolo. Ma l’altezza senza competenza non basta.

E QUELLA CHE OGGI È INDIETRO?

Esiste anche il problema opposto.
La ragazza meno sviluppata fisicamente, quella che non riesce ancora ad attaccare forte o che sembra meno pronta delle compagne.

Gioca meno.

Riceve meno responsabilità.

Ha meno possibilità di sbagliare.

Ma anche meno possibilità di imparare.

Ed ecco il paradosso:

chi è già brava gioca di più accumula più esperienze, migliora più velocemente, aumenta ulteriormente il divario.

Alla fine potremmo chiamare “talento” anche qualcosa che, almeno in parte, abbiamo contribuito noi stessi a costruire.
Perché per imparare a giocare a pallavolo bisogna anche giocare a pallavolo.

STIAMO CREANDO GIOCATRICI O ESECUTRICI?

C’è poi un’altra questione.
Durante l’allenamento decidiamo tutto noi.

“Vai lì.”

“Fai questo.”

“Attacca là.”

“Non fare quello.”

E durante la partita continuiamo a fornire istruzioni. La ragazza esegue.
Ma sta imparando a giocare oppure sta imparando a eseguire?

La pallavolo è fatta di situazioni continuamente differenti. Non possiamo preparare una risposta per ogni problema. Dobbiamo progressivamente insegnare alle ragazze a osservare, interpretare e scegliere.

Qualche volta, invece di dire:

“Fai così”

proviamo a domandare:

“Che cosa hai visto?”

“Perché hai scelto quella soluzione?”

“Dov’era lo spazio libero?”

La tecnica rimane fondamentale.

Ma deve diventare uno strumento utilizzato dalla giocatrice per risolvere i problemi del gioco.

L’ERRORE VA BENE… FINO AL 22-22

Diciamo spesso alle ragazze:

“Non abbiate paura di sbagliare.”

Poi arriva la partita. 22-22.

E improvvisamente:

“Non rischiare!”

“Mettila dentro!”

“Dalla alla più forte!”

È comprensibile. Anche noi allenatori vogliamo vincere.

Ma è proprio qui che dobbiamo chiederci quanto siamo realmente disposti ad accettare l’errore come parte dell’apprendimento.
Esiste l’errore dovuto alla superficialità.
Ed esiste quello prodotto dal tentativo di trovare una soluzione nuova.

Il secondo può avere un enorme valore formativo.

FORSE DOBBIAMO VALUTARE ANCHE NOI STESSI

Passiamo molto tempo a valutare le ragazze.
Tecnica, attenzione, carattere, altezza, capacità di apprendimento. Ogni tanto dovremmo valutare anche il nostro lavoro.

Quando una ragazza non impara, siamo sicuri che il problema sia sempre lei?

Quando utilizziamo sempre le stesse sei perché ci garantiscono maggiore sicurezza, stiamo pensando alla partita o alla formazione?

Quando una ragazza meno pronta rimane continuamente in panchina, come potrà acquisire esperienza?

Quando urliamo continuamente soluzioni dalla panchina, stiamo sviluppando la sua autonomia?
Sono domande scomode.
Ma probabilmente sono proprio quelle che un allenatore giovanile dovrebbe continuare a porsi.

IL VERO RISULTATO NON LO VEDREMO DOMENICA

Possiamo perdere una partita e avere costruito qualcosa.

Possiamo vincerne una e non avere costruito abbastanza. E naturalmente possiamo vincere e formare.

Questa dovrebbe essere la sfida.

Ma per capire realmente la qualità del nostro lavoro dovremmo incontrare quelle ragazze cinque anni dopo.

Vedere quante giocano ancora.

Quanto comprendono il gioco.

Quante competenze possiedono.

Quanto sono autonome.

E soprattutto quanto desiderano ancora entrare in palestra. Perché a undici anni non abbiamo davanti un centrale, un libero o una schiacciatrice.
Abbiamo innanzitutto una giovane atleta che sta imparando a giocare a pallavolo.

Il ruolo arriverà.

La specializzazione arriverà.

La competizione diventerà sempre più importante.
Ma prima dobbiamo costruire la giocatrice.
E allora lascio agli allenatori una domanda volutamente provocatoria:

SE DOMANI TOGLIESSIMO LA CLASSIFICA DAL CAMPIONATO UNDER 12/13, ALLENEREMMO NELLO STESSO MODO?

Se la risposta è no, forse vale la pena domandarci perché.

Stefano Lorusso 

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