Il muro nell’Under 12 e 13: 

uno o due giocatori

 Una scelta tecnica, non un 

automatismo








Ciao amici e colleghi, continuiamo il nostro percorso di confronto e formazione sulla pallavolo giovanile.

Oggi vorrei affrontare un tema che, personalmente, mi pone ancora alcuni interrogativi dal punto di vista metodologico e didattico: il muro nelle categorie Under 12 e Under 13 femminile.

Quest’anno, all’interno della mia società, abbiamo discusso e ci siamo confrontati su una domanda apparentemente semplice, ma che apre molte riflessioni: in queste categorie è più corretto organizzare il muro con una sola giocatrice oppure iniziare già a strutturare il muro a due? E soprattutto, perché scegliere una soluzione piuttosto che l’altra?

Credo che la risposta non possa dipendere esclusivamente dall’età o dalla necessità di ottenere un risultato immediato. Dovremmo invece chiederci quali siano i prerequisiti tecnici, motori e percettivi necessari, quale progressione didattica utilizzare e quando una giovane atleta sia realmente pronta a passare dal muro individuale alla cooperazione con una compagna.
Il punto, quindi, non è soltanto decidere “muro a uno o muro a due?”, ma comprendere che cosa vogliamo insegnare e quale giocatrice vogliamo costruire per il futuro.

Vi propongo alcune mie riflessioni e una possibile progressione didattica. Come sempre, non vuole essere una verità assoluta, ma uno spunto per confrontarci.
Nelle vostre Under 12 e Under 13 come organizzate il muro? A uno o a due? E quali criteri utilizzate per fare questa scelta?


La domanda, però, dovrebbe essere ulteriormente approfondita: da cosa deve dipendere questa scelta? Dall’età? Dal livello tecnico delle atlete? Dalle caratteristiche fisiche? Dal sistema difensivo adottato? Dalla qualità dell’attacco avversario? Oppure dagli obiettivi formativi che abbiamo stabilito per quella determinata categoria?

Prima del sistema viene il fondamentale
Credo che il primo rischio sia quello di confondere l’organizzazione tattica del muro con la sua didattica. Dire alle nostre atlete “muriamo a uno” oppure “muriamo a due” significa definire un comportamento all’interno del sistema di gioco. Ma prima ancora di stabilire quante giocatrici devono murare, dovremmo chiederci se le nostre giovani atlete possiedono gli strumenti tecnici necessari per eseguire correttamente il fondamentale.
Il muro è infatti un’azione estremamente complessa. Richiede la capacità di:
  • assumere una corretta posizione di partenza;
  • osservare e interpretare la traiettoria della palla;
  • leggere l’alzata e successivamente l’attaccante;
  • spostarsi lateralmente mantenendo equilibrio e controllo;
  • scegliere il tempo corretto del salto;
  • orientare adeguatamente mani e braccia;
  • controllare il piano di rimbalzo;
  • invadere correttamente lo spazio sopra la rete;
  • ricadere in equilibrio ed essere immediatamente disponibili per l’azione successiva.
Nelle categorie Under 12 e Under 13 molti di questi elementi sono ancora in fase di costruzione. Per questo ritengo importante evitare di anticipare eccessivamente l’organizzazione tattica a discapito della qualità tecnica individuale.
Muro a uno: perché può essere una scelta didattica
Il muro individuale presenta alcuni vantaggi importanti nella fase iniziale dell’apprendimento.La giocatrice è maggiormente responsabilizzata nella lettura della situazione: deve osservare la palla, riconoscere la zona di attacco, spostarsi, posizionarsi e scegliere il momento del salto. In questo modo possiamo concentrarci sulla qualità del gesto senza aggiungere immediatamente un’ulteriore variabile: la relazione spazio-temporale con una compagna. 
Il muro a uno permette quindi di lavorare con maggiore precisione su posizione iniziale, spostamento, arresto, salto, orientamento del corpo, azione delle braccia, posizione delle mani e ricaduta.
Ma attenzione: allenare inizialmente il muro individuale non significa necessariamente voler giocare sempre con un solo muro.
Può rappresentare semplicemente una tappa del percorso didattico.

Quando introdurre il muro a due?

Il muro a due introduce una difficoltà ulteriore e fondamentale: la cooperazione.
Non basta che due giocatrici arrivino contemporaneamente davanti all’attaccante. Devono costruire un muro compatto.
La giocatrice che si sposta deve imparare a riconoscere il riferimento offerto dalla compagna, gestire la distanza, sincronizzare l’arresto e il salto ed evitare di lasciare spazi tra le braccia dei due muri.

Nascono quindi nuovi problemi tecnici:

Dove devo arrivare? Quanto devo avvicinarmi alla compagna? Chi determina la posizione del muro? Quando devo iniziare lo spostamento? Quando devo saltare? Come devo orientare le mani?
Per questo motivo il muro a due non dovrebbe essere introdotto semplicemente perché “nell’Under 13 bisogna murare a due”. Dovrebbe essere la conseguenza di competenze individuali sufficientemente consolidate.

Una possibile progressione didattica
Personalmente vedrei il percorso come una successione di competenze, evitando di legarlo rigidamente all’età anagrafica.

1. Costruzione della posizione di partenza
L’atleta deve imparare una posizione equilibrata che le consenta di reagire rapidamente. È necessario lavorare sulla distanza dalla rete, sull’atteggiamento degli arti inferiori e sulla posizione delle mani.

2. Salto verticale e controllo del corpo
Prima ancora dello spostamento, è importante imparare a saltare e ricadere mantenendo il controllo posturale.
L’obiettivo non è semplicemente saltare più in alto, ma saltare correttamente e utilizzare efficacemente lo spazio sopra la rete.

3. Utilizzo di braccia e mani
Le mani rappresentano la parte terminale del fondamentale e devono diventare uno strumento attivo.
È necessario educare progressivamente l’atleta alla posizione delle dita, all’orientamento dei palmi e alla ricerca della palla sopra la rete.

4. Spostamento laterale
Successivamente introduciamo gli spostamenti.
In questa fase la priorità dovrebbe essere la capacità di arrivare nel punto corretto mantenendo equilibrio e controllo, non semplicemente la velocità dello spostamento.

5. Muro individuale su situazione reale
A questo punto introduciamo progressivamente la lettura.
Non più soltanto: “spostati e salta”, ma:

osserva – riconosci – spostati – posizionati – salta.

L’alzata e l’attacco diventano quindi fonti informative alle quali la giovane atleta deve imparare a rispondere.

6. Relazione muro-difesa
Il muro non può essere considerato un fondamentale isolato.
Anche nelle categorie giovanili è importante iniziare a far comprendere che muro e difesa costituiscono un unico sistema.
La posizione del muro condiziona gli spazi che la difesa deve occupare; allo stesso modo, l’organizzazione difensiva deve tenere conto delle possibilità reali del muro.

7. Introduzione del muro a due
Soltanto dopo aver costruito sufficienti competenze individuali possiamo aumentare la complessità introducendo il rapporto tra due giocatrici.
Prima attraverso situazioni facilitate e prevedibili, successivamente attraverso esercitazioni con maggiore variabilità e, infine, all’interno del gioco reale.

Under 12 e Under 13: non cerchiamo scorciatoie
Questo, secondo me, è il punto centrale.
Nell’attività giovanile dobbiamo continuamente distinguere tra ciò che permette di vincere qualche punto oggi e ciò che permette alla giocatrice di essere tecnicamente migliore domani.

Una squadra Under 12 o Under 13 potrebbe ottenere un vantaggio immediato adottando una determinata organizzazione tattica. Ma il nostro compito di allenatori del settore giovanile dovrebbe andare oltre il risultato della singola partita.
La domanda dovrebbe essere:

“Quello che sto proponendo oggi quale competenza costruirà nella mia atleta tra due o tre anni?”
Se la risposta è chiara, allora anche la scelta tra muro a uno e muro a due assume un significato diverso. Non dovrebbe essere una contrapposizione tra due filosofie, ma una questione di progressione didattica.
Dal semplice al complesso, ma senza perdere il gioco
A mio avviso, quindi, partire dal muro individuale può rappresentare una scelta coerente per costruire le competenze di base. Successivamente, quando la qualità dello spostamento, del salto, del posizionamento e della lettura lo consentono, diventa opportuno introdurre progressivamente il muro collettivo.
Il passaggio fondamentale è:
tecnica individuale → lettura → spostamento → muro individuale → relazione con la difesa → cooperazione → muro a due → sistema muro-difesa.
Naturalmente il percorso non deve essere completamente lineare. Possiamo anticipare alcune situazioni di cooperazione, utilizzare esercizi globali e lasciare che le atlete sperimentino il muro a due anche prima della sua completa acquisizione tecnica. Ciò che conta è avere chiaro quale problema stiamo allenando in quel momento.

Una domanda per il confronto
Ed è proprio qui che vorrei aprire il confronto con voi allenatori.
Nelle categorie Under 12 e Under 13 femminile, quale scelta ritenete più formativa?

Muro prevalentemente a uno, privilegiando lettura e responsabilità individuale, oppure muro a due già strutturato, per iniziare precocemente a costruire la relazione tra muro e difesa?
E soprattutto: quali prerequisiti tecnici utilizzate per stabilire quando una giovane atleta è pronta a passare dal muro individuale al muro collettivo?
Credo che il vero confronto non debba essere semplicemente “uno o due a muro?”, ma:
“Quale percorso didattico permette alle nostre giovani atlete di arrivare al muro a due comprendendo ciò che stanno facendo, invece di limitarsi a eseguire uno schema?”

Ed è probabilmente questa la domanda più interessante per noi allenatori.


Progressione pratica di 10 esercizi per Under 12/13 femminile

La progressione proposta segue un principio preciso: non partire dal “muro a due” come schema tattico, ma costruire progressivamente le competenze che permettono alle atlete di arrivarci in modo consapevole ed efficace.

Il percorso procede dal controllo del gesto alla lettura, dallo spostamento alla relazione con l’attaccante, fino alla cooperazione tra due giocatrici e all’integrazione muro-difesa.

1. Posizione di partenza e controllo del salto

Obiettivo: acquisire una corretta posizione di attesa e controllare salto e ricaduta.

Organizzazione: atlete disposte lungo la rete, distanziate tra loro. Partenza in posizione di muro, salto verticale e ritorno nella posizione iniziale.

Esecuzione: al segnale dell’allenatore, l’atleta effettua un salto verticale portando entrambe le mani sopra la rete. La ricaduta deve avvenire in equilibrio, possibilmente nella stessa zona di partenza.

Attenzione a: distanza dalla rete, posizione delle mani, estensione degli arti superiori, controllo del corpo e ricaduta.

Errore frequente: saltare in avanti verso la rete invece che prevalentemente in verticale.


2. Mani sopra la rete e orientamento del piano di rimbalzo

Obiettivo: sviluppare la sensibilità delle mani e comprendere come orientare il contatto.

Organizzazione: atleta a muro; allenatore o compagna dalla parte opposta della rete con una palla.

Esecuzione: la palla viene presentata o lanciata leggermente sopra la rete. L’atleta salta cercando il contatto con entrambe le mani e indirizzando la palla verso il campo avversario.

La proposta inizialmente deve essere semplice e controllata; successivamente si può modificare leggermente il punto di contatto.

Attenzione a: mani aperte e attive, braccia distese, controllo delle spalle e ricerca della palla.

Principio: non chiediamo soltanto di “toccare la palla”, ma di controllare dove indirizzarla.


3. Spostamento laterale e arresto

Obiettivo: collegare lo spostamento alla corretta posizione di salto.

Organizzazione: predisporre tre riferimenti lungo la rete: zona 2, zona 3 e zona 4.

Esecuzione: l’atleta parte dalla zona centrale. L’allenatore indica una zona; la giocatrice si sposta, arresta il movimento e salta a muro.

Progressivamente il comando verbale può essere sostituito da un segnale visivo.

Attenzione a: equilibrio durante lo spostamento, ultimo appoggio, distanza dalla rete e verticalità del salto.

Errore frequente: arrivare velocemente ma senza controllo. La velocità dello spostamento non deve compromettere la qualità del salto.


4. Guarda l’alzata e scegli dove murare

Obiettivo: introdurre la lettura della traiettoria.

Organizzazione: una giocatrice o l’allenatore effettua alzate verso zona 2 oppure zona 4. L’atleta a muro parte da zona 3.

Esecuzione: non viene dato alcun comando. La giocatrice deve osservare la traiettoria dell’alzata, riconoscere la zona di attacco, spostarsi e assumere la posizione corretta di muro.

La sequenza diventa:

osservo → riconosco → mi sposto → mi posiziono → salto.

Attenzione a: evitare partenze anticipate. L’obiettivo non è “indovinare”, ma utilizzare le informazioni fornite dalla situazione.


5. Muro individuale contro attacco controllato

Obiettivo: collegare la lettura dell’alzata al tempo dell’attaccante.

Organizzazione: un’alzatrice, un’attaccante e una giocatrice a muro.

Esecuzione: l’attacco inizialmente viene eseguito in forma controllata. La giocatrice a muro deve osservare prima la traiettoria dell’alzata e successivamente prendere informazioni dall’attaccante per scegliere posizione e tempo del salto.

Aumentare progressivamente la velocità dell’azione.

Attenzione a: non fissare esclusivamente la palla. L’atleta deve imparare progressivamente a raccogliere informazioni dall’intera sequenza alzata-attaccante-palla.

Domanda dell’allenatore: “Quale informazione ti ha fatto decidere quando saltare?”


6. Muro individuale con scelta dell’attaccante

Obiettivo: sviluppare capacità percettiva e decisionale.

Organizzazione: due possibili attaccanti, ad esempio in zona 3 e zona 4, con una giocatrice a muro.

Esecuzione: l’alzatrice decide liberamente dove alzare. La giocatrice a muro deve riconoscere rapidamente la soluzione scelta e organizzare la propria risposta.

Non è importante riuscire sempre a murare la palla. In questa fase è più importante verificare la correttezza della decisione e dello spostamento.

Progressione: aumentare gradualmente il numero delle possibili soluzioni offensive.


7. Primo approccio al muro a due

Obiettivo: introdurre il concetto di cooperazione e chiusura dello spazio.

Organizzazione: due giocatrici a muro contro un attacco da zona 4.

Una giocatrice parte già nella zona di riferimento; la seconda parte dalla zona centrale.

Esecuzione: sulla traiettoria dell’alzata, la giocatrice centrale si sposta verso la compagna cercando di costruire un muro compatto.

In questa fase l’attacco deve essere controllato.

Attenzione a: distanza tra le due giocatrici, sincronizzazione del salto, posizione delle mani e assenza di spazio significativo tra i due muri.

Il concetto fondamentale diventa:

“Non devo semplicemente arrivare vicino alla compagna: devo costruire insieme a lei un unico piano di muro.”


8. Muro a due con scelta tra zona 2 e zona 4

Obiettivo: sviluppare lettura, spostamento e cooperazione.

Organizzazione: due attaccanti laterali, un’alzatrice e due giocatrici a muro.

Esecuzione: l’alzatrice sceglie liberamente il lato di attacco. Le giocatrici a muro devono leggere la situazione e organizzarsi.

L’esercizio può inizialmente essere svolto senza difesa, concentrando l’attenzione esclusivamente sulla qualità del muro.

Valutare: corretta scelta della zona, tempo di spostamento, posizione reciproca, compattezza e sincronizzazione.


9. Muro a due + difesa

Obiettivo: comprendere la relazione funzionale tra muro e sistema difensivo.

Organizzazione: due giocatrici a muro e due/tre difensori. Nel campo opposto: alzatrice e attaccanti.

Esecuzione: l’alzatrice sceglie la soluzione offensiva. Il muro si organizza e contemporaneamente le giocatrici in seconda linea assumono una posizione difensiva coerente con la disposizione del muro.

Dopo ogni azione l’allenatore può fermare brevemente il gioco e chiedere:

“Quale spazio sta proteggendo il muro? Quale spazio deve invece controllare la difesa?”

L’obiettivo è far comprendere che muro e difesa non sono due fondamentali indipendenti, ma due componenti dello stesso sistema.


10. Gioco a punteggio speciale: premiare la qualità del muro

Obiettivo: trasferire le competenze acquisite all’interno del gioco.

Organizzazione: 4 contro 4, 5 contro 5 oppure 6 contro 6, in funzione del livello del gruppo.

Punteggio possibile:

  • azione vinta normalmente = 1 punto;
  • muro vincente = 2 punti;
  • tocco positivo di muro che consente la ricostruzione = 2 punti;
  • corretta organizzazione muro-difesa con successiva difesa positiva = 2 punti;
  • errore tecnico evidente del muro, come salto senza lettura o posizione completamente errata = nessun punto aggiuntivo.

L’obiettivo del punteggio speciale non è trasformare ogni azione nella ricerca esasperata del muro vincente, ma aumentare l’attenzione delle atlete sui comportamenti che stiamo allenando.

La logica della progressione

Possiamo sintetizzare il percorso in quattro fasi:

FASE 1 – CONTROLLO TECNICO
Posizione → salto → mani → ricaduta.

FASE 2 – SPOSTAMENTO E LETTURA
Spostamento → osservazione dell’alzata → lettura dell’attaccante → scelta del tempo.

FASE 3 – COOPERAZIONE
Muro individuale → relazione con la compagna → chiusura del muro → muro a due.

FASE 4 – INTEGRAZIONE NEL GIOCO
Muro → difesa → ricostruzione → gioco a punteggio speciale.

Un aspetto metodologico importante

Nelle Under 12/13 eviterei di valutare l’efficacia del muro esclusivamente attraverso il numero di muri punto.

Un muro può essere efficace anche quando tocca e rallenta la palla, permette una difesa semplice oppure indirizza l’attacco verso una zona precedentemente organizzata.

Per questo, durante gli esercizi, osserverei almeno quattro indicatori:

1. Lettura: l’atleta riconosce correttamente la situazione?

2. Posizionamento: arriva nel punto corretto?

3. Tempo: salta nel momento adeguato rispetto all’attaccante?

4. Controllo: utilizza correttamente mani e braccia e mantiene equilibrio nella ricaduta?

Soltanto successivamente aggiungerei un quinto parametro: la capacità di cooperare con la compagna nel muro a due.

Il principio che dovrebbe accompagnare l’intero percorso è quindi molto semplice:

Prima insegniamo alla giocatrice a saper murare; successivamente insegniamole a murare insieme a un’altra giocatrice.

In questo modo il muro a due non diventa uno schema da memorizzare, ma la naturale evoluzione di competenze tecniche, percettive e decisionali già costruite.


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