LA VOCE DELL’ALLENATORE UNO STRUMENTO
TECNICO ED EDUCATIVO NEL SETTORE
GIOVANILE FEMMINILE
Dai 10 ai 13 anni, la timbrica della voce può cambiare l’apprendimento
Nel settore giovanile femminile della pallavolo, soprattutto nella fascia d’età tra i 10 e i 13 anni, si parla moltissimo di metodologia, progressioni didattiche, neuroscienze, approccio ecologico-dinamico e organizzazione dell’allenamento.
Molto meno, invece, si parla di uno degli strumenti più potenti che un allenatore possiede ogni giorno in palestra:
la voce.
La voce non è soltanto un mezzo per dare istruzioni.
È uno strumento emotivo, pedagogico, relazionale e neurofisiologico.
Il tono, il ritmo, il volume, la cadenza e soprattutto la
timbrica vocale influenzano:
- attenzione;
- sicurezza emotiva;
- qualità dell’apprendimento;
- gestione dell’errore;
- fiducia;
- motivazione;
- regolazione dello stress.
La voce come regolatore emotivo
Tra i 10 e i 13 anni le giovani atlete vivono una fase estremamente delicata:
- sviluppo puberale;
- aumento della sensibilità emotiva;
- bisogno di approvazione;
- instabilità attentiva;
- forte componente relazionale;
- vulnerabilità al giudizio.
Una voce:
La timbrica della voce: cos’è realmente
- aggressiva,
- troppo alta,
- costantemente tesa,
- sarcastica,
- fredda,
- monotona,
- stress;
- paura dell’errore;
- rigidità motoria;
- perdita di fiducia;
- chiusura relazionale.
- stabile,
- calda,
- chiara,
- ritmata,
- modulata,
- apprendimento motorio;
- attenzione selettiva;
- sicurezza;
- apertura emotiva;
- disponibilità all’errore.
La timbrica della voce: cos’è realmente
La timbrica è la “colorazione” della voce.
È ciò che rende una voce:
- rassicurante,
- aggressiva,
- energica,
- calma,
- autorevole,
- nervosa,
- empatica.
Molte giovani atlete non ricordano le parole precise dell’allenatore…
ma ricordano perfettamente “come” quelle parole sono state dette.
L’errore più comune degli allenatori giovanili
Uno degli errori più frequenti nel Minivolley e nelle prime Under “11/12/13” è credere che:
“alzare la voce significhi aumentare l’attenzione”.
In realtà spesso accade il contrario.
L’eccessiva pressione vocale può generare:
- saturazione attentiva;
- ansia;
- blocco coordinativo;
- diminuzione della qualità tecnica;
- paura di sbagliare.
- irrigidimento delle spalle;
- anticipazione motoria errata;
- perdita di fluidità;
- diminuzione della percezione spazio-temporale.
La voce e il sistema nervoso
Dal punto di vista neuroscientifico la voce dell’allenatore agisce come uno stimolo ambientale capace di modificare lo stato neurofisiologico dell’atleta.
Una voce aggressiva tende ad attivare:
- iperattivazione emotiva;
- risposta difensiva;
- aumento della tensione muscolare.
- regolazione attentiva;
- apprendimento implicito;
- coordinazione motoria;
- organizzazione percettiva.
Allena continuamente anche il sistema emotivo della giovane atleta.
La voce durante le correzioni tecniche
Correggere non significa “sgridare”.
Le giovani giocatrici apprendono molto meglio quando:
- la correzione è breve;
- il tono è stabile;
- la voce non umilia;
- il messaggio è chiaro;
- il timing è corretto.
“NO! Non così! Te l’ho detto dieci volte!”
Effetti possibili:
- chiusura emotiva;
- paura;
- perdita di concentrazione;
- riduzione della qualità motoria.
“Prova ad anticipare leggermente le gambe… bene, adesso, non ti preoccupare troppo dell’errore riprova.”
Effetti:
La modulazione vocale nelle diverse fasi dell’allenamento
- continuità cognitiva;
- riduzione dello stress;
- mantenimento della fiducia;
- migliore disponibilità all’apprendimento.
La modulazione vocale nelle diverse fasi dell’allenamento
1. Fase iniziale
La voce deve:
- accogliere;
- creare energia positiva;
- generare sicurezza.
- caldo;
- motivante;
- ritmato.
2. Fase analitica
Durante il lavoro tecnico serve una voce:
- chiara;
- precisa;
- sintetica;
- poco invasiva.
3. Fase sintetica e situazionale
Qui la voce deve diventare:
- più breve;
- più dinamica;
- orientata ai feedback essenziali.
4. Momenti di errore o frustrazione
Questa è la fase più delicata.
L’allenatore deve utilizzare:
- tono basso;
- ritmo lento;
- parole semplici;
- forte controllo emotivo.
Ha bisogno di stabilità.
Il volume non è autorevolezza
Molti allenatori confondono:
- autorevolezza
- con
- intensità vocale.
- coerente;
- emotivamente stabile;
- credibile;
- chiaro;
Il ritmo della voce
Anche il ritmo è fondamentale.
Una voce troppo veloce:
- crea confusione;
- aumenta il carico cognitivo;
- riduce la comprensione.
- abbassa l’attivazione;
- diminuisce l’attenzione.
- accelerazioni;
- pause;
- enfasi;
- silenzi.
La voce e la fiducia della giovane atleta
Tra i 10 e i 13 anni molte ragazze costruiscono la propria percezione di competenza anche attraverso il linguaggio dell’allenatore.
Una voce costantemente negativa può generare:
- insicurezza;
- dipendenza dal giudizio;
- paura dell’iniziativa;
- perdita di spontaneità motoria.
- autonomia;
- coraggio tecnico;
- creatività;
- stabilità emotiva.
La voce nelle esercitazioni globali
Nell’approccio moderno alla pallavolo giovanile la voce deve accompagnare il gioco, non interromperlo continuamente.
L’eccesso di stop and go:
- spezza il ritmo;
- riduce la lettura situazionale;
- limita l’apprendimento percettivo.
- osservare;
- selezionare pochi feedback;
- intervenire nei momenti corretti.
Le caratteristiche della voce efficace nel settore giovanile
Una voce efficace dovrebbe essere:
Chiara
Le istruzioni devono essere semplici e comprensibili.
Le istruzioni devono essere semplici e comprensibili.
Coerente
La comunicazione verbale deve essere allineata al linguaggio corporeo.
La comunicazione verbale deve essere allineata al linguaggio corporeo.
Stabile
L’instabilità emotiva dell’allenatore crea instabilità nel gruppo.
L’instabilità emotiva dell’allenatore crea instabilità nel gruppo.
Empatica
Le giovani atlete devono sentirsi accolte e non giudicate continuamente.
Le giovani atlete devono sentirsi accolte e non giudicate continuamente.
Dinamica
La modulazione mantiene alta l’attenzione.
La modulazione mantiene alta l’attenzione.
Positiva ma autentica
Evitare sia il sarcasmo sia l’eccessiva artificialità.
Evitare sia il sarcasmo sia l’eccessiva artificialità.
Allenare la propria voce
La voce dell’allenatore si può allenare.
È utile lavorare su:
- respirazione diaframmatica;
- controllo del ritmo;
- pause comunicative;
- gestione dello stress;
- consapevolezza del tono;
- riduzione dell’urlo compulsivo.
L’allenatore educa anche attraverso la voce
Ogni allenamento lascia tracce:
Ma difficilmente dimenticherà come si sentiva in palestra.
La voce dell’allenatore può diventare:
Serve anche una competenza comunicativa empatica ed emotiva.
Perché allenare significa sì insegnare pallavolo…
ma soprattutto insegnare alle giovani atlete a sentirsi capaci di imparare.
- tecniche;
- emotive;
- relazionali.
Ma difficilmente dimenticherà come si sentiva in palestra.
La voce dell’allenatore può diventare:
- un fattore di crescita,
- oppure
- una fonte di tensione.
Serve anche una competenza comunicativa empatica ed emotiva.
Perché allenare significa sì insegnare pallavolo…
ma soprattutto insegnare alle giovani atlete a sentirsi capaci di imparare.
Stefano Lorusso

Commenti
Posta un commento