IL SISTEMA MODERNO
DI RICERCA
DEL TALENTO NELLO SPORT
COMPETITIVO
“Wlodzimierz Starosta, Istituto per lo sport, Varsavia e Presidente della Società mondiale di motricità dello sport”
Fondamenti di un moderno sistema di selezione per lo sport, età ottimale d’inizio dell’allenamento e metodologia per la realizzazione di una specializzazione in età precoce.
Il problema della ricerca del talento è uno dei problemi più importanti di ogni sport. Questo lavoro si pone l’obiettivo di delineare le basi di un moderno sistema di selezione dei bambini per lo sport, di tentare di determinare quale sia l’età ottimale per l’inizio di un allenamento sistematico e di cercare quale sia la metodologia migliore per la realizzazione di una specializzazione in età precoci. Alla sua base ci sono dati di ricerche dell’Autore e di altri specialisti. Le conclusioni alle quali si arriva sono che:
1.il sistema di selezione finora applicato in vari Paesi presenta il grave errore metodologico e organizzativo che ogni sport cerca solo i suoi talenti;
2.la tendenza ad abbassare continuamente l’età d’inizio dell’allenamento non trova conferma e giustificazione nei risultati delle ricerche;
3.la specializzazione precoce deve essere realizzata seguendo il principio della gradualità. In essa deve essere sottolineato che, in una preparazione fisica multilaterale, l’accento deve essere posto sullo sviluppo delle principali capacità
di coordinazione;
4. si devono utilizzare, con grande abilità, le fasi sensibili nello sviluppo motorio;
5. i fanciulli che svolgono un allenamento sportivo debbono essere protetti da
eccessi di sollecitazione e da danni alla loro salute.
1.Introduzione al problema
Il problema della ricerca del talento è stato e resta uno dei principali problemi per ogni sport. Infatti la sua soluzione ne assicura l’ulteriore sviluppo e il successo degli atleti che lo praticano. Come è noto, attualmente, per ottenere successi significativi nell’arena internazionale è necessario un intenso allenamento pluriennale, che, spesso, comporta notevoli impegni finanziari. Per questa ragione, una soluzione corretta del problema della ricerca del talento offre vari vantaggi:
Il problema della ricerca del talento è stato e resta uno dei principali problemi per ogni sport. Infatti la sua soluzione ne assicura l’ulteriore sviluppo e il successo degli atleti che lo praticano. Come è noto, attualmente, per ottenere successi significativi nell’arena internazionale è necessario un intenso allenamento pluriennale, che, spesso, comporta notevoli impegni finanziari. Per questa ragione, una soluzione corretta del problema della ricerca del talento offre vari vantaggi:
1.si evita di impegnare elevate risorse finanziarie per la preparazione pluriennale di soggetti inadatti;
2.i giovani atleti sottoposti ad allenamento vengono protetti sia dalla perdita di tempo che comporta il fatto di non riuscire a rispondere alle aspettative poste su di loro, sia da danni alla loro salute, provocati dall’applicazione di carichi di allenamento inadatti, che non solo li scoraggiano dal praticare un’attività sportiva, ma anche da un’attività fisica diretta a mantenere la loro salute;
3.gli allenatori non perdono inutilmente tempo;
4.si garantiscono riserve qualitative per la selezione di squadre di vario livello.
Il processo di ricerca e scelta si riferisce a soggetti molto giovani, che desiderano praticare sport. Perciò non deve prevedere alcun elemento che sminuisca il loro valore come persone o faccia perdere loro il gusto di fare sport. Quando si realizzano la ricerca e la selezione troviamo un intreccio tra varie condizioni: biologiche, mediche, sociali, pedagogiche, psicologiche, morali e etiche. Per tale ragione questo processo è estremamente difficile, implica varie componenti e non è di facile realizzazione. Il crescente livello di uno sport che è sempre più professionalizzato richiede la partecipazione di atleti sempre più preparati multilateralmente e di talento. Attualmente solo atleti che presentano queste caratteristiche possono aspirare a raggiungere pre-stazioni elevate in campo internazionale. Nelle numerose pubblicazioni sulle varie problematiche della ricerca e della selezione del talento nello sport (Balsewitsh 1980; Brill 1980; Bulgakova 1980; Filin, Fomin 1980; Guschalowskij 1986; Malina 1988; Platonov, Sachnovski 1988; Platonov, Zaporoshanov 1990; Starosta 1995; Starosta, Glaz 1987, 1993; Starosta, Handelsmann 1990; Tichwinskij, Chrutsciov 1991, Zaporozhanov, Sozanski 1997) non esistono soluzioni che presentino carattere di sistema e, soprattutto, nessun sistema corretto che corrisponda alle moderne esigenze. Perciò gli obiettivi di questo lavoro sono: presentare e giustificare un sistema (modello) moderno di selezione dei bambini per lo sport; il tentativo di determinare l’età ottimale per iniziare un allenamento sistematico e la ricerca di un metodo ottimale per la realizzazione di una specializ-zazione precoce.
2. Materiali e metodi
Il materiale di dati che viene utilizzato è costituito dai risultati di ricerche proprie e di altri Autori. Tra di esse vi sono i lavori di G. Tumanjan (1984), che riguardano 3000 atleti della lotta; di M. Struzyk (1969); di S. Drozdowski (1979) su giovani ginnaste; di S. Drozdowski et al. (2000) su sessanta-quattro ginnasti di nove Paesi europei; di W. Jagello (1999) su sessantatré judoka di classe mondiale. I dati delle nostre ricerche provengono da A. Z. Puni, W. Starosta (1979) e W. Starosta (1984, 1995, 2000). Tali ricerche sono state condotte su ottantadue Campioni mondiali di pattinaggio di figura su ghiaccio e centosettantuno atleti della Nazionale polacca di lotta libera e di lotta greco-romana. In totale sono state studiati oltre tremila atleti. I metodi principali utilizzati nelle ricerche sono stati interviste, questionari, l’analisi di biografie sportive di atleti di alto livello e l’esame della letteratura specializzata.
3. Risultati delle ricerche
Il moderno sistema di ricerca e selezione del talento per lo sport In alcuni Paesi vi sono tentativi di un sistema o di un modello di selezione del talento. Alcuni di essi sono stati sviluppati secondo il principio “bambini per lo sport”, cioè i bambini in questo sistema erano oggetti. Le conseguenze sono state la disumanizzazione del processo di allenamento e un cambiamento della gerarchia dei valori. Il criterio principale dell’efficacia dell’allenamento divenne il risultato sportivo, mentre la salute e lo sviluppo multilaterale dal punto di vista fisico e psicomotorio del giovane atleta erano un aspetto secondario, non interessavano. Solo in alcuni Paesi il motto è stato “lo sport per i bambini”. Però, non sempre si è riusciti a realizzarlo coerentemente, prescindendo dai risultati delle ricerche scientifiche attuali. La caratteristica comune di ambedue i sistemi erano (e sono) la selezione di bambini per lo sport, o, più precisamente: per lo sport competitivo. La maggior parte delle soluzioni del problema proposte presenta punti deboli o, addirittura, errori che tratteremo in questa parte del nostro lavoro. Il sistema di ricerca e selezione del talento che illustreremo (figura 1) e che accompagna il processo pluriennale di allenamento, è articolato in tre tappe:
La prima tappa è diretta ad una selezione iniziale per lo sport in generale. Per questa ragione, il suo carattere può essere definito multilaterale. Questa tappa si pone l’obiettivo di determinare il livello delle capacità e abilità motorie fondamentali di tutti i bambini sani che desiderano praticare sport, il rilievo delle caratteristiche della loro costituzione e, quindi, anche, degli scostamenti dalla norma. Le misure che vengono attuate in questo ambito debbono essere dirette:
- allo sviluppo multilaterale delle loro capacità motorie, con particolare accento su quelle coordinative (Starosta 1990);
- ad uno sviluppo fisico multilaterale;
- al miglioramento della salute e alla limitazione o all’eliminazione di scostamenti dalla norma in questo settore.
La seconda tappa riguarda la selezione in senso ampio. Essa concerne la determinazione dell’attitudine per un gruppo di sport o di discipline sportive (ad esempio, gli sport di combattimento). L’obiettivo della tappa è il rilievo del talento, ovvero la scelta di bambini che dal punto motorio sono i più dotati per i relativi gruppi di sport: ciò viene determinato durante l’allenamento secondo le caratteristiche delle capacità o qualità motorie (organico-muscolari e coordinative), dello stato di salute, degli indici somatici, delle capacità funzionali e psichiche. In questa tappa, le unità di allenamento debbono servire all’ulteriore sviluppo di tutte le capacità motorie (cioè delle capacità organico-muscolari) che sono necessarie per il gruppo di sport considerato, con una particolare attenzione verso la coordinazione dei movimenti. La terza tappa ha come contenuto la selezione di specialisti. Il suo scopo è determinare le doti specifiche che sono necessarie per un dato sport. Se confrontiamo le doti di un aspirante con le caratteristiche del modello teorico di un campione mondiale, occorre riflettere sul fatto che non troveremo mai la stessa composizione delle capacità necessarie che si trovano nel modello. Come hanno dimostrato le ricerche sui migliori atleti mondiali dello stesso sport o di una stessa disciplina sportiva, tali atleti mostrano una struttura delle principali capacità completamente diversa gli uni dagli altri, che dipende dal fatto che le carenze di una capacità sono compensate attraverso un livello più elevato di altre capacità. L’allenamento, in questa tappa, deve tenere conto di una proporzione adeguata negli esercizi diretti alla preparazione generale e speciale (Starosta, Glaz 1993). Il sistema (o modello) che abbiamo breve-mente illustrato non è del tutto nuovo, in quanto è già stato presentato come modello teorico (Starosta 1984, 1995, 2000; Handelsman 1990), e in parte sperimentato nella pratica di alcuni Paesi: in Svezia nel tennis tavolo, in Norvegia per il judo; in Germania in vari sport; nell’ex-Urss (nella scuola sportiva di V. Alexeiov a S. Pietroburgo), nella ex-Rdt nella ginnastica. In Polonia è stato utilizzato in alcuni sport ed in alcune Società sportive (W. Starosta, T. Starosta 1966). Il modello tradizionale di selezione finora esistente (cfr. figura 1) non è razionale in quanto trascura la prima e comincia solo con la seconda tappa. Il che vuole dire che vengono immediatamente scelti i candidati adatti per uno sport. Dal punto di vista della soluzione sistemica del problema della ricerca e della selezione del talento si tratta di un grande errore organizzativo e metodico, rappresentato dal fatto che ogni sport seleziona tra i giovanissimi i candidati solo per se stesso: un approccio molto limitato. Infatti, è estremamente probabile che tra i selezionati si trovino candidati inadatti, ma anche quelli che avrebbero un grande talento in altri sport. Infatti ogni sport esige una diversa composizione di qualità e capacità. Dal punto di vista di uno sport concreto questo potrebbe essere un sistema razionale, se si scegliessero i migliori tra centinaia o migliaia di candidati. Però, sarebbe poco efficace per il sistema sportivo di un Paese. Infatti, se si applica un simile sistema di ricerca e selezione del talento andrebbe persa una grande parte di bambini ed adolescenti dotati di talento motorio, che non solo non “raggiungono il loro sport”, ma delusi dallo sport che hanno scelto non tentano neppure di praticarne un altro. Inoltre, in questo sistema l’allenamento a lungo termine è stato iniziato o inizia immediatamente con la specializzazione in uno sport. Infatti, la tappa dello sviluppo multilaterale prenderebbe un aspetto eccessivamente finalizzato ed addirittura specializzato. Una delle misure possibili per correggere questo errore potrebbe consistere nel considerare questa selezione come temporanea, in modo tale che la partecipazione all’allenamento serva solo a confermare la selezione per lo sport in questione. Ma sarebbe solo una piccola finestra lasciata come scappatoia da una situazione difficile da ambedue i lati, cioè dal lato dell’allenatore e dei candidati inadatti. L’età d’inizio di un allenamento sistematico soprattutto quegli sport che prevedono la cosiddetta specializzazione precoce (ad esempio, ginnastica artistica e ginnastica ritmica, pattinaggio su ghiaccio di figura, ecc.) iniziano la selezione e la specializzazione da questo problema fondamentale. L’allenamento viene iniziato particolarmente presto negli sport difficili dal punto di vista tecnico. Ciò viene imitato anche da quegli sport nei quali le massime prestazioni si raggiungono solo in età adulta (ad esempio, nel tennis dove S. Graf, A. Sanchez-Vicario hanno iniziato a quattro anni, J. Capriati a tre anni!). Si sono cominciati anche a registrare record nella maratona di bambini di quattro-sei anni e di bambine di 6-10 anni. Così, N. Boitano, a dieci anni, è arrivata quarta nei Campionati nazionali femminile statunitensi di maratona (cfr. tabella 1).
L’organizzazione di gare per atleti sempre più giovani, persino di gare di massimo livello come Campionati europei e Campionati mondiali Juniores, Allievi e addirittura per bambini, costringono gli allenatori a cominciare un allenamento intensivo molto precocemente. Ma viene avanzato un dubbio: l’inizio precoce di un allenamento intensivo e sistematico corrisponde agli interessi e alle necessità dell’organismo dei bambini?Serve al loro sviluppo multilaterale fisico, psichico e motorio? Si potrebbe continuare a lungo con questo tipo di domande. Ad ogni modo, tali domande non hanno significato se i bambini sono considerati come oggetti. Ma, in nome della loro protezione dall’influenza nefasta dello sport moderno, attualmente queste domande sono obbligatorie per tutti coloro che sono coinvolti nell’allenamento dei bambini e degli adolescenti. Apparentemente, è come se l’evoluzione attuale dello sport costringesse ad iniziare precocemente un allenamento sistematico e, in alcuni Paesi ciò viene realizzato ad ogni costo. I risultati delle ricerche e la prassi internazionale dello sport non hanno forse confermato la necessità e l’opportunità di questa fretta? Un’analisi dell’età di inizio dell’allenamento nei diversi tipi di lotta condotta su circa 20000 atleti che avevano ottenuto la qualifica di Campioni di livello nazionale nel l’ex-Urss (Tumanjan 1984), ha dimostrato che questa qualificazione era stata rag-giunta soprattutto da atleti che avevano intrapreso un allenamento sistematico piuttosto tardi. Infatti, la maggior parte degli atleti nella lotta libera e greco-romana aveva iniziato ad allenarsi in questo sport solo dopo i tredici anni d’età (figura 2).
Questi risultati sembrano confermare la tesi che nella lotta un inizio eccessivamente precoce dell’allenamento non è positivo. In questo caso sembra che valga piuttosto il vecchio detto latino: festina lente. Probabilmente un inizio tardivo dell’allenamento è una sorta di protezione biologica, specifica dei lottatori, che permette loro di ottenere buoni risultati nelle tappe successive della preparazione a lungo termine, cioè nell’arco di più anni. Lo stesso tipo di risultati l’abbiamo ottenuto in alcune ricerche, prima su quaranta (figura 3) e poi su centotrentuno lottatori polacchi dei due stili (figura 4, Starosta 2000).
La stessa tendenza è stata osservata su sessantaquattro judoka di classe inter-nazionale (Jagello 1999). La maggior parte di loro (figura 5) aveva cominciato ad allenarsi ad un’età da dieci a quattordici anni, e solo alcuni (circa il 9%) leggermente prima. Un numero abbastanza grande dei migliori atleti mondiali ha iniziato ad allenarsi sistematicamente solo dopo i quindici anni d’età. È interessante anche il dato di quanti anni sono stati necessari affinché i lottatori arrivassero fino a raggiungere la qualifica di Campioni di valore nazionale (dell’ex-Urss). Il valore non era lo stesso in anni diversi (figura 6).
Il numero medio di anni si è abbassato continuamente per raggiungere valori confrontabili negli anni 1975/1976, cioè sei anni in ambedue gli stili. Secondo le diverse condizioni fu stabilita un’elevata ampiezza di variazione: da un anno fino ad oltre dodici anni (greco-romana) e oltre diciannove anni (lotta libera). Sullo sfondo di questa variazioni troviamo la domanda: quale importanza hanno i valori medi solo alcuni (circa il 9%) leggermente prima. Un numero abbastanza grande dei migliori atleti mondiali ha iniziato ad allenarsi sistematicamente solo dopo i quindici anni d’età. È interessante anche il dato di quanti anni sono stati necessari affinché i lottatori arrivassero fino a raggiungere la qualifica di Campioni di valore nazionale (dell’ex-Urss). Il valore non era lo stesso in anni diversi (figura 6). Il numero medio di anni si è abbassato continuamente per raggiungere valori confrontabili negli anni 1975/1976, cioè sei anni in ambedue glidi calcolati? Un’importanza dubbia. Ma, comunque, sono il punto di partenza per determinare l’età d’inizio di un allenamento sistematico in un dato sport. Quindi, i valori medi dell’età che sono necessari per raggiungere la qualifica di Campione sportivo di valore nazionale debbono essere interpretati in modo elastico, cioè determinano questa età entro i limiti che valgono per maggior parte dei casi. Inoltre, questi limiti se possibile vanno frequentemente attualizzati. Lo confermano i dati sulla lotta, così in base ai risultati di ottantadue atleti è stata determinata l’età all’inizio del l’allenamento, e il numero medio di anni necessari per ottenere la vittoria nei campionati mondiali su ghiaccio (figura 7)
gli atleti hanno iniziato l’allenamento nel loro sport ad età diverse ( oltre il 50% 5,7,8 anni) e hanno avuto un numero diverso di anni per percorrere la strada che li ha portati da principianti a Campioni del mondo. La differenza ammonta pur sempre a dieci anni! Dati non meno interessanti si ottengono analizzando l’età e l’anzianità di allenamento delle migliori atlete polacche nella ginnastica ritmica (Z. Drozdowsi 1979; Struzyk 1969). Per raggiungere la prima. qualificazione in questo sport occorrevano tre anni di allenamento, l’età ottimale d’inizio dell’allenamento era tra undici-dodici anni. Alle atlete che avevano iniziato il loro allenamento ad otto anni d’età occorrevano quattro, cinque anni per ottenere questa qualificazione, ma a quelle che avevano iniziato in età da undici a dodici anni occorrevano solo tre anni (figura 8).
Questa diminuzione del legame tra età e anni necessari per ottenere un determinato livello di prestazione permette di affermare che:
L’allenamento in un determinato sport non deve essere iniziato più precocemente possibile (una tendenza che esiste ancora oggi), ma nell’età ottimale.
Questi dati sull’età ottimale sono specifici per ogni sport e si for-mano gradualmente (Starosta, Handelsmann 1990), e si debbono assumere come valori orientativi, che dipendono da molte condizioni: dal livello dello sviluppo fisico, motorio, biologico e psichico dei giovani atleti o delle giovani atlete, ma anche dalle esperienze motorie precedente-mente accumulate.
È opinione comune che, nella ginnastica artistica, l’allenamento sistematico venga iniziato molto precocemente. Le ricerche condotte sui migliori ginnasti di otto Paesi (Drozdowski 2000) permettono di affermare che, realmente, hanno iniziato il loro allenamento in età precoci (figura 9).
I ginnasti polacchi hanno iniziato, per lo più, a nove-dieci anni, quelli di altri otto Paesi europei (tra i quali anche la Russia) tra sette-undici anni (una parte di loro anche molto più tardi, persino a quattordici-quindici anni).
I dati degli sport che presentiamo non confermano l’ipotesi di un inizio dell’allenamento in età sempre più precoci. La tendenza alla diminuzione dell’età d’inizio dell’allenamento non trova un sua giustificazione neppure nelle condizioni bio sociali. Contraddice il motto “sport per i bambini” e rappresenta una invenzione di perso-ne che mirano al successo ad ogni costo. La sua realizzazione pratica comporta esperimenti sui bambini che rappresentano un pericolo per la loro salute. Un metodo ottimale per la realizzazione della specializzazione precoce. Una appropriata specializzazione precoce viene considerata la tappa iniziale di un allenamento, cominciato in età ottimale per il bambino. Questa tappa iniziale non ha nulla a che vedere con l’allenamento degli adulti, in quanto prevede altri compiti e si pone altri obiettivi. Il suo scopo principale è la creazione di una solida ed ampia base per la futura specializzazione nello sport. L’elemento principale di questa base è rappresentato da uno sviluppo multilaterale dei movimenti, che tiene conto, soprattutto, dello sviluppo delle principali capacità di coordinazione. Ciò si ottiene sfruttando abilmente le fasi sensibili dello sviluppo infantile, ovvero la loro particolare sensibilità/capacità di ricezione degli stimoli motori (esercizi). Questa età, tra sette e undici anni, è quella nella quale si ottengono i maggiori cambiamenti nello sviluppo delle diverse capacità di coordinazione. Raggiungere un elevato potenziale di movimenti in questo periodo d’età è un importante presupposto per poi impadronirsi rapidamente di esercizi speciali, tecnicamente difficili. Per questa ragione, un’utilizzazione accurata di questo periodo va considerata anche come base di futuri successi sportivi (Hirtz, Starosta 2000). Indipendentemente dal tipo di sport praticato, un elemento particolarmente importante di una specializzazione corretta va considerata una proporzione adeguata tra gli esercizi che debbono essere utilizzati per la preparazione motoria generale e speciale. Per principio, nella sua realizzazione pratica si deve fare attenzione a dosare gradualmente, cioè dilatandola nel tempo, l’utilizzazione degli esercizi speciali. La corrispondenza di questa concezione con le idee di altri Autori (Alexejov 1964; Puni, Starosta 1979; Soldatov 1964) su questo problema è evidente. Tali idee si riferiscono a tre sport (figura 10).
Ogni Autore definisce tali pro-porzioni secondo diversi fattori: età, anni d’allenamento, qualificazione. Le proporzioni tra i due tipi di preparazione che vengono proposte sono state stabilite in base ai risultati di ricerche e dell’esperienza pratica. Hanno trovato il loro riflesso non solo nei programmi delle Scuole infantili e giovanili di sport dell’ex-Urss e della ex-Rdt, ma anche nei principi dell’allenamento a lungo termine di atleti d’elevata qualificazione. Ad esempio, i più volte Campioni olimpici e del mondo nel pattinaggio su ghiaccio di figura a coppie, I. Rodnina e A. Saizev, non dedicavano meno del 30% del ciclo annuale d’allenamento alla preparazione speciale. Lo stesso vale per la maggior parte dei membri delle squadre nazionali di questo sport del-l’ex-Urss e di quelle dell’attuale Russia. Per-sino nelle tanto criticate Scuole infantili e giovanili di sport dell’ex-Rdt, nella specializzazione per la ginnastica artistica i primi tre anni di allenamento (cioè in età da sette a dieci anni), venivano dedicati alla formazione delle diverse capacità della coordinazione motoria, comunque senza impiego di esercizi agli attrezzi. La specializzazione in uno sport concreto iniziava dopo il decimo anno di vita (Starosta 1961). Anche nelle scuole primarie ed elementari di quel Paese veniva dedicata un’attenzione particolare allo sviluppo di queste capacità (Hirtz 1985). Le proporzioni tra preparazione generale e speciale che abbiamo riportato, corrispondono al principio della gradualità. Meraviglia che, nella prassi dello sport e nella realizzazione della specializzazione precoce, oltre a questo principio, si siano dimenticati anche altri principi importanti, perché si cerca di raggiungere più rapida-mente possibile una prestazione elevata. Il risultato che si ottiene è che, spesso, il giovane atleta raggiunge, realmente, risultati notevoli. Ma a ciò fa seguito, contemporaneamente, la loro stasi od il loro crollo in età adulta. Una formazione eccessivamente intensiva dell’organismo giovanile non garantisce una carriera sportiva a lungo termine. Nell’interesse dei futuri successi dei giovani atleti, il principio guida nello stabilire obiettivi e compiti delle singole tappe dell’allenamento deve essere, ancora una volta, il motto degli antichi romani, festina lente: in modo ade-guato all’età di chi si allena, tenendo conto del suo sviluppo fisico e psicomotorio e degli obiettivi di prestazione, senza incorrere in rischi per la salute. La dichiarazione dei diritti del bambino (Klodecka-Rozalska 1991) protegge i bambini da uno sfrutta-mento che provochi traumi, alterazioni prodotte dall’eccesso di sforzo, metta a rischio i loro processi di crescita e ne peggiori la salute. Compiti e obiettivi delle sin-gole tappe devono essere subordinati a quelli della preparazione a lungo termine. I grandi risultati possono essere ottenuti solo nelle tappe conclusive del sistema d’allenamento a lungo termine.
4. Riepilogo e conclusioni
- Il sistema di selezione finora utilizzato in molti Paesi presenta un grave errore metodologico e organizzativo, che consiste nel fatto che ogni sport cerca i propri talenti solo per se stesso. Il risultato di questa ricerca è che tra i “non adatti” si possono trovare molti bambini e adolescenti che potrebbero ottenere grandi successi in altri sport.
- L’allenamento sistematico in un determinato sport deve essere iniziato in età ottimale. La tendenza ad abbassare continuamente l’età d’inizio dell’allenamento, come avviene nella pratica di molti sport, non viene confermata, né giustificata, dai risultati delle relative ricerche (ed anche dalle ricerche che scaturiscono dalla pratica). Questa tendenza non trova giustificazione neppure in fattori bio sociali.
- La specializzazione precoce deve procede-re di pari passo con il principio della gradualità. In essa si deve porre in risalto la preparazione fisica multilaterale, con accento sulle capacità coordinative di base. Il rapporto tra esercizi generali e speciali deve essere strutturato tenendo conto dell’età e della tappa d’allenamento.
- Una particolare importanza assume un abile sfruttamento delle fasi sensibili nello sviluppo dei bambini, cioè di quelle fasi in cui è presente la maggiore sensibilità verso l’azione degli stimoli rappresentati dagli esercizi. L’utilizzazione di molti esercizi nuovi e non conosciuti permette uno sviluppo più intenso delle diverse capacità coordinative di base. Ciò produce un arricchimento del potenziale motorio che accelera l’apprendimento e la padronanza di esercizi complessi e difficili, e facilità l’ottenimento di futuri successi sportivi.
- I bambini che prendono parte ad un allenamento sportivo debbono essere protetti e non possono essere trattati come oggetti dei quali si può approfittare per raggiungere il successo da parte degli adulti (allenatori, genitori, ecc.). Uno sport professionalizzato è un mezzo che ha effetti troppo grandi affinché possa essere utilizzato senza rischi per la salute dell’organismo dei giovani atleti che si trova in via di sviluppo.









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