IL RISCALDAMENTO CON LA PALLA NELLA PALLAVOLO
ALLENIAMO GESTI O SITUAZIONI UTILI AL GIOCO
Oggi torno ad affrontare un argomento pratico, proponendo una riflessione sull’utilità e, soprattutto, sulla coerenza tecnico-didattica di alcuni esercizi comunemente utilizzati durante la fase di riscaldamento, sia in allenamento sia nel pre-gara.
A mio avviso, alcune proposte, soprattutto quando vengono ripetute per periodi di tempo prolungati, presentano dinamiche esecutive poco attinenti alle caratteristiche specifiche della pallavolo.
Questa riflessione nasce dall’analisi della struttura del gioco, della sequenza temporale delle azioni e delle modalità con cui vengono eseguiti i fondamentali.
Ho osservato come determinate esercitazioni vengano proposte con una certa continuità dalle prime categorie giovanili, a partire dall’Under 12, fino alle prime squadre, indipendentemente dall’età, dal livello tecnico e dagli obiettivi della seduta.
QUALI SONO LE PRINCIPALI CONTRADDIZIONI?
Partiamo da alcune caratteristiche fondamentali della pallavolo:
1. La palla non può rimbalzare a terra.
Durante un’azione di gioco, il contatto della palla con il terreno determina la conclusione dello scambio. Di conseguenza, esercitazioni che prevedono sistematicamente un rimbalzo prima dell’esecuzione del fondamentale modificano in modo sostanziale le condizioni temporali e percettive del gioco.
2. L’autoalzata non rappresenta una situazione ordinaria di gioco.
Fatta eccezione per il servizio, nel quale il giocatore effettua autonomamente il lancio della palla, i fondamentali vengono generalmente eseguiti in risposta a una traiettoria prodotta da un altro giocatore. L’autoalzata, a una o due mani, può avere una funzione analitica, ma non riproduce la normale sequenza di percezione, spostamento e intervento sulla palla.
3. La traiettoria della palla è determinata dall’interazione con compagni e avversari.
La palla può provenire dal campo opposto oppure da un compagno, secondo la fase di gioco. Direzione, velocità, altezza e profondità della traiettoria rappresentano informazioni fondamentali per organizzare la risposta motoria.
4. La palla non può essere trattenuta o bloccata.
Il regolamento richiede un contatto di rimbalzo, senza trattenuta o accompagnamento. Le esercitazioni che prevedono sistematicamente la presa e il successivo rilancio della palla modificano quindi la continuità temporale dell’azione e le modalità di controllo del gesto tecnico.
UNA RIFLESSIONE METODOLOGICA
Alla luce di queste caratteristiche, ritengo opportuno interrogarsi sulla reale funzionalità di alcune esercitazioni tradizionalmente inserite nel riscaldamento.
Non sto sostenendo che siano esercizi inutili in assoluto. Possono avere una precisa funzione nelle prime fasi dell’apprendimento, nella costruzione del gesto tecnico o nell’attivazione coordinativa.
Il problema nasce quando vengono proposti in modo ripetitivo, per tempi eccessivamente lunghi, senza una chiara finalità didattica e senza una progressiva evoluzione verso situazioni maggiormente rappresentative del gioco.
A mio avviso, anche il riscaldamento dovrebbe rispettare, per quanto possibile, i principi della specificità dell’allenamento, integrando progressivamente componenti percettive, decisionali e tecnico-esecutive.
ESEMPI PRATICI
Nei due campi ci sono due proposte di esercizi con circolazione della palla che rispettano,“ almeno in modo parziali “ la cronologia del gioco”
PRIMO ESERCIZIO
- La palla parte col lancio dell’allenatore del campo opposto verso la zona 5
- L’atleta esegue un palleggio verso zona 3 e segue la palla
- Da zona tre si effettua un’alzata verso la zona quattro e si segue la palla
- Da zona quattro si effettua un palleggio verso zona uno e si segue la palla
- L’azione continua dal lato opposto
SECONDO ESERCIZIO
- La palla parte col lancio dell’Allenatore verso zona 4
- L’atleta posto in zona quattro esegue un palleggio verso zona 2 segue la palla
- Il giocatore di zona 5 appoggia la palla in palleggio verso punto rete e si sposta verso zona 1
- Il giocatore di zona uno esegue un’azione penetrazione verso punto rete ed esegue con alzata verso zona 4 e segue la palla.
- L’azione ricomincia.
- Lo stesso esercizio può essere eseguito con attacco e difesa, come da esempio
TERZO ESERCIZIO
Preparazione: Disporre le atlete in gruppi da cinque giocatrici due giocatrici in 4 -una in 2 - 5 come da immagine
Esecuzione: l’esercizio si realizza seguendo la sequenza numerica. 2 - 4 - 5 - 1
La giocatrice di posto quattro alza una palla verso posto due e segue l’atleta in posto due attacca verso zona cinque e segue la giocatrice di zona cinque difende e si porta in posto uno ad alzare penetrando in punto rete e segue la palla in zona quattro e si ricomincia
QUARTO ESERCIZIO
Preparazione: Dividere le atlete in 4 coppie di giocatrici nei due campi
Esecuzione: L’allenatore lancia la palla a una delle due giocatrici che esegue un appoggio in palleggio sui 3m. e si sposta velocemente a rete l’altra giocatrice si sposta e alza la palla alla compagna sotto rete. L’esercizio continua con un palleggio o attacco a fondo campo della giocatrice a rete
QUINTO ESERCIZIO
Preparazione: Dividere le atlete in 2 gruppi da 3 giocatrici
Esecuzione: Le atlete sistemate dietro i due coni in zona 2/4 eseguono un palleggio di alzata e copertura dopo il lancio dell’allenatore e cambiano di posizione
ESERCIZI CHE EVITO DI PROPORRE
Preparazione: Dividere le atlete in 2 gruppi da 3 giocatrici
Esecuzione: Le atlete sistemate a fondo campo in zona 1/5 eseguono un palleggio di alzata dopo aversi auto alzato la palla e fermano la palla
Lo stesso esercizio dopo un rimbalzo a terra della palla o cambiando frontalitá con riferimento al lancio o rimbalzo.
Preparazione: Dividere le atlete in 2 gruppi da 3 giocatrici
Esecuzione: Le atlete sistemate a fondo campo in zona 1/5 eseguono un bagher laterale di alzata dopo aversi auto alzato la palla e fermano la palla
Lo stesso esercizio dopo un rimbalzo a terra della palla o cambiando frontalitá con riferimento al lancio o rimbalzo.
Dopo aver analizzato le diverse proposte, mi pongo una domanda, soprattutto in riferimento alle prime categorie giovanili: quali obiettivi tecnico-didattici e motori si intendono raggiungere dedicando 10-15 minuti della fase di riscaldamento a questo tipo di esercitazioni?
Migliorare la tecnica del palleggio?
Lo stesso lavoro può essere proposto a coppie o in gruppi di tre, favorendo la circolazione della palla, gli spostamenti e la lettura delle traiettorie.
Migliorare la tecnica del bagher laterale?
Anche in questo caso, si possono proporre esercitazioni a coppie o in gruppi di tre, nelle quali le atlete siano chiamate a seguire la palla, adattare la propria posizione e orientare correttamente il piano di rimbalzo.
Associare il riscaldamento fisico all’esecuzione tecnica?
Durante la fase di attivazione vengono già proposte numerose esercitazioni finalizzate all’incremento della circolazione sanguigna, all’attivazione muscolare e alla mobilità articolare: salto della corda, andature coordinative, esercizi di mobilizzazione articolare, lavori con elastici e molto altro.
Come anticipato, probabilmente si tratta soltanto di una mia riflessione personale. Tuttavia, continuo a osservare numerosi gruppi, dalle categorie giovanili fino alle prime squadre, dedicare una parte considerevole del riscaldamento alla ripetizione di esercitazioni delle quali, personalmente, fatico a riconoscere una reale utilità tecnico-didattica, soprattutto in relazione al tempo impiegato.
Preferisco proporre esercitazioni che prevedano una maggiore circolazione della palla, spostamenti funzionali e traiettorie più vicine alle reali situazioni di gioco.
Ritengo altrettanto utili alcuni esercizi preliminari, che definisco di sensibilizzazione del piano di rimbalzo, concentrazione e attivazione muscolare, come il bagher contro il muro, eseguito sia da posizione statica sia con spostamenti.
Il punto, a mio avviso, non è stabilire se un esercizio sia giusto o sbagliato in assoluto, ma comprenderne la finalità, la funzionalità e soprattutto il rapporto tra il tempo dedicato e gli apprendimenti che può realmente favorire.
Nel settore giovanile, dove il tempo a disposizione è spesso limitato, ogni proposta dovrebbe avere un obiettivo preciso e riconoscibile.
Perché ripetere un esercizio per abitudine non significa necessariamente allenare. E occupare il tempo non significa utilizzarlo in modo efficace.
Stefano Lorusso







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