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ALLENATORE O FORMATORE? Nel settore giovanile essere educatori non può diventare una scusa per non saper allenare Nel settore giovanile sentiamo spesso ripetere: «Prima di essere allenatori dobbiamo essere formatori.» Una frase bella, condivisibile. Ma che rischia di diventare un comodo alibi. Se essere formatori significa contribuire alla crescita delle ragazze, insegnando responsabilità, rispetto, autonomia, capacità di affrontare l’errore e di stare in un gruppo, allora non c’è nulla da discutere. Ma se dietro la parola formatore nascondiamo poca competenza tecnica, scarsa programmazione e incapacità di insegnare, allora qualcosa non funziona. Perché una ragazza di 11, 12 o 13 anni entra in palestra certamente per crescere, divertirsi e stare con le compagne. Ma entra anche per imparare a giocare a pallavolo. E ha il diritto di trovare qualcuno capace di insegnarglielo. NON DOBBIAMO SCEGLIERE  La contrapposizione tra allenatore e formatore, secondo me, parte da una domanda sb...
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  L’ALLENATORE CHE  PARLA TROPPO Sapere molto, dire poco, dirlo bene Nella pallavolo giovanile insegnare significa anche prescrivere . Mostrare un gesto, definirne gli elementi essenziali, individuare un errore, proporre una correzione e permettere all’atleta di ripetere sono strumenti fondamentali nella costruzione tecnica. Soprattutto nelle categorie Under 12 e Under 13, dove stiamo formando competenze che dovranno progressivamente stabilizzarsi e diventare patrimonio dell’atleta. Il metodo prescrittivo, se utilizzato con competenza, offre alla giovane giocatrice riferimenti chiari: cosa fare, come farlo, quale errore correggere e quale elemento tecnico consolidare. Il problema, quindi, non è prescrivere. Il problema nasce quando confondiamo la qualità dell’insegnamento con la quantità delle parole . Perché un allenatore può essere estremamente prescrittivo e, nello stesso tempo, parlare poco. Anzi, forse proprio questa capacità rappresenta una delle forme più evolute del...
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ALTEZZA E RISULTATO  I NUMERI  NELLA RICERCA DEL TALENTO  L’auxologia studia la crescita e lo sviluppo fisico: statura, peso, BMI, e altre misure, spesso usando appunto curve percentili. Tra l’80° e il 90° percentile c’è semplicemente il 10% delle bambine. Quindi, ad esempio, su 100 bambine, circa 10. Se facciamo riferimento alla statura è più utile osservare età anagrafica, velocità di crescita e maturazione biologica nel loro insieme, e adattare carichi e aspettative. Il percentile ti aiuta a capire dove si trova oggi, non dove potrà arrivare domani. A livello nazionale, la base sono le curve italiane SIEDP/Cacciari, costruite su circa 70.000 soggetti dai 2 ai 20 anni. In termini di distribuzione, il 30%, tra l’80° e il 90° il 10%, e sopra il 90° un altro 10%. Quindi la fascia 80–90 è esattamente una su dieci a livello nazionale. Ma proprio a 11–12 anni scatta la pubertà e tutto può cambiare molto rapidamente. Per questo leggere un percentile senza considerare l...